Progetto Demos: "Dalla necessitÓ alla Virt¨"

GRAZIE CORONAVIRUS

di Irene Lattanzi

   Quante sono le parole di una vita!!

  Ognuna carica di significati, ricordi, pensieri, lontane una dall’altra, di senso opposto, contrastanti tra loro. Una miriade, infinite. Alcune difficili anche solo al pensiero, altre leggere, tenere, coraggiose, nella mente si affollano, si concatenano, si sdoppiano, si allontanano veloci, a volte si fermano in una sorta di danza vorticosa che assedia e soffoca il pensiero. Sono scure, colori foschi da cui troppo spesso mi sono lasciata assediare, chiusa in un cerchio di pessimismo che mi precludeva la vista degli arcobaleni.

   Oggi mi frullava nella testa la parola fortuna ma immediatamente gli si sono avvinghiate sfortuna, solitudine, lutti, dolore, dispiaceri, difficoltà e il vortice ha incominciato il suo sabba. Ma questa volta la loro danza è stata inutile, non ho permesso che mi si avvinghiassero, ho respinto l’assedio. Avevo vicino la mia nipotina che giocava serena nel giardino assolato in una splendida giornata d’aprile, i miei figli che ci guardavano dalla finestra. Non potevo e non volevo permettere neppure una breve sosta intorno a me a quel sabba e lentamente le parole si sono allontanate, una ad una, mentre venivano sostituite da parole sempre più colorate, così vive che potevo farle scivolare tra le dita e riconoscerle: sguardi, abbracci, saggezza, allegria, fiducia, speranza, entusiasmo e poi ancora e ancora. Ora la danza era vorticosa, sì, ma allegra e affascinante ed ogni nuova parola, ogni nuovo colore ne era attratto e trascinato. Lentamente si sono fatte vicine anche le vecchie nere parole ma ora si prendevano per mano con le altre e vorticavano in quella danza come dervisci.

   Cominciavo a capire la mia vita dove non c’era distinzione di colori, ma una tavolozza di cui avrei dovuto capire l’apparente divisione: né nero né arcobaleno ma una fantasmagoria di colori, sfumature, bianchi e neri strettamente legati uno all’altro. Ho cominciato a capire che a tenermi a galla non è stata la mia forza ma quella della vita che prende a piene mani ma restituisce il doppio per chi la sa guardare, per chi la guarda senza pregiudizi, senza presunzioni di onnipotenza.

   C’è voluto il Coronavirus per aprirmi gli occhi! Il forzato isolamento, la necessità di rimanere così a lungo fuori casa, la calma, il silenzio di questi giorni, un tempo allargato che offre spazio alla riflessione mi stanno permettendo di realizzare uno spettacolare quadro della mia vita; ne sono affascinata, non mi stanco di rimirarlo e quei colori voglio provare a trattenerli fra le dita per lasciarli a chi amo.


  pubblicato il 06/04/2020
  Irene Lattanzi,

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