Progetto Demos: "Dalla necessitÓ alla Virt¨"

CE LA DOBBIAMO FARE!

di Giovanni Osella

 

    Vivo in Abruzzo ormai da oltre trent’anni, giunto dal Piemonte per iniziare un’attività produttiva In questa bella regione. Faccio parte di quell’esiguo manipolo di residuati bellici che ha potuto, seppur marginalmente, assistere agli orrori e ai traumi che si sono depositati nel corpo e nella mente di un bambino.

    Per l’esperienza vissuta in tutti questi anni voglio rivolgermi agli amici Giuliesi che in maggioranza non sono stati coinvolti in un evento bellico. Siamo tornati in guerra contro un nemico invisibile ma che può e deve essere sconfitto. In che modo direte voi: solo con la vostra volontà di aiutare voi stessi i vostri figli, genitori e nonni e tutti coloro che attendono il vostro aiuto, che stanno combattendo per tutti noi, contro la malattia. Mio padre ripeteva spesso questo pensiero: “vedere è sapere – volere è potere – osare è avere.

    La volontà di tutti noi per rispettare quello che ci è stato chiesto, che è poca cosa in confronto di quello che si doveva fare nei tempi bui che ho descritto. E non dico c’è la faremo ma dico “ce la dobbiamo fare” per mezzo della nostra volontà. La nostra vita è una continua resistenza all’inerzia e alla pigrizia che frena la nostra volontà. Dobbiamo lottare contro noi stessi per poter lottare e sconfiggere il virus.

    Ritorno all’ultima guerra per dirvi che nessuno morirà di fame ve lo garantisco, inutili le resse ai supermercati, che non esistevano allora. C’era la tessera annonaria che ti permetteva di acquistare 100 grammi di pane al giorno per persona. Ci si strappava di mano un tozzo di pane, era una dieta al limite della sopravvivenza, mio padre ha rischiato la deportazione a Mauthausen per non aver osservato il coprifuoco. Di notte, attraverso i campi ha raggiunto il cascinale di un suo amico per prelevare 20 Kg. di farina per poter sfamare i suoi 4 figli in età compresa dai 3 ai 10 anni.

    Non ci dobbiamo dimenticare la solidarietà, la fratellanza anche con le persone che non conosciamo. Aiutiamo loro per aiutare noi stessi con ogni mezzo a nostra disposizione.

Ultimo esempio di solidarietà: 8 giugno 1944, un piccolo borgo a circa due chilometri dalla mia abitazione, viene completamente distrutto dai lanciafiamme dei nazisti per una rappresaglia. Quattrocento case distrutte, quattrocento famiglie di persone, dai neonati ai vecchi malati, in fuga nelle campagne circostanti. E venne la sera e la notte. Non un tetto, una coperta, era rimasto nulla. Ed ecco il cuore di coloro più fortunati entrare in funzione: altre famiglie, tra le altre la mia, si sono mosse in aiuto per dare un tetto seppur provvisorio per quegli esseri umani innocenti e disperati.

    Ho voluto attingere a vecchi ricordi per dare forza e coraggio a tutti noi, me compreso per poter gridare ad alta voce: CE LA DOBBIAMO FARE !.


  pubblicato il 23/03/2020
  Giovanni Osella,

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