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SONDAGGIO DELIBERATIVO SUL TEATRO ROMANO UNA CONFERENZA CITTADINA PER DISCUTERNE INSIEME

di Carlo Di Marco

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   Come era nei propositi e nelle anticipazioni, sui destini del Teatro romano l’Associazione Demos ha creato un coordinamento cittadino dei propri soci ed ha indetto una Conferenza per proporre a tutti: cittadini, donne, giovani, realtà associative di base (comitati di quartiere e libere forme associative), gli ordini professionali, l’Università (che in effetti è già coinvolta poiché da anni in Ateneo si studiano pratiche deliberative e partecipative) e all’Amministrazione comunale da cui ci aspettiamo l’appoggio e l’affiancamento, una consultazione popolare sulle soluzioni progettuali che negli ultimi tempi hanno approssimato, finalmente, i tempi di realizzazione dl questo sogno. È noto a tal proposito, che nel 2010 il Consiglio comunale scelse la soluzione “c” delle quattro proposte dal Prof. Carbonara, ora si aggiunge una quinta soluzione, quella dello Studio Bellomo, esposta in una pubblica assemblea, già osservata dalla Sovrintendenza.

   In questo iter, sono già state espresse varie opinioni anche alla luce delle osservazioni della Sovrintendenza che dovranno essere recepite (vedremo come) dallo Studio Bellomo, ma ciò che manca, per quanto se ne stia parlando da un po’, è il ruolo attivo e propositivo dei cittadini. Tutti sanno che la nostra Associazione si occupa solo di promuovere e valorizzare la partecipazione dei cittadini sulle azioni di amministrazione attiva del Comune, dando impulso a strumenti e processi deliberativi provenienti dalle realtà di base. Proprio per questo, promuovemmo un referendum consultivo sul Teatro romano e per non lasciar sfumare lo spirito di quella iniziativa, oggi, in condizioni cambiate e rinnovate, proponiamo una consultazione popolare sulle due soluzioni di recupero che si profilano in modo piuttosto ravvicinato.

   Non ci convince molto l’opinione chi afferma che il problema è solo tecnico e che i cittadini non sempre propongono per il meglio. Questo lo diciamo perché ci sono due fattori critici che ci preme tornare ad evidenziare: il primo, concerne il ruolo della partecipazione; il secondo, modi e criteri della stessa. Con riferimento al primo, la partecipazione dei cittadini non potrebbe essere mai “decisione”. Chi lo afferma incorre nella stessa confusione incolta fra democrazia partecipativa e democrazia diretta che circola in questi anni nell’informazione. Quando i cittadini partecipano, infatti, non decidono bensì partecipano alle decisioni di altri. In questo caso, alla decisione del Consiglio comunale, unico abilitato dalla legge ad approvare i progetti e gli studi di fattibilità di opere pubbliche. Con riferimento al secondo fattore, la partecipazione dei cittadini è sempre lecita, ma diventa “improponibile” solo quando è priva di informazioni e almeno minimali conoscenze specifiche sulla materia in questione (queste sono lezioni di Montesquieu e di Rousseau, non arrivate ultimamente…). I modi, le tecniche e le forme della partecipazione, pertanto, devono essere idonei ad informare e fornire un minimo di conoscenza ai cittadini che partecipano (si può anche non partecipare: la partecipazione, come il voto, è un dovere civile, non giuridico).

   Per questo abbiamo proposto lo strumento del sondaggio deliberativo con un piano di azione che vorremmo presentare e discutere con tutti nella Conferenza del 22 marzo all’Hotel Abruzzi. Soprattutto con chi manifesta scetticismo perché per noi il confronto e la dialettica sono linfa vitale. Si tratta di uno strumento di partecipazione su campione casuale e rappresentativo in cui i cittadini coinvolti si informano, approfondiscono e conoscono le alternative con l’ausilio di esperti e tecnici (per il merito) e di facilitatori opportunamente formati (per il metodo e le tecniche deliberative). Infine, esprimono un parere definitivo in assemblea plenaria pubblica aperta e libera. Un percorso democratico nuovo per la Città, ma che la collocherebbe nel novero delle città dove le buone pratiche di democrazia diventano la regola, che sono all’attenzione di studi nazionali e internazionali.

   Da ultimo, ma non per importanza, va detto per evitare ogni equivoco che Il primo stralcio funzionale contenente il procedimento espropriativo, la demolizione dei palazzi Adamoli e Salvoni, la riproposizione funzionale della cavea e l’esecuzione degli scavi nella stessa area, non risulta interdetto dal piano partecipativo che Demos propone poiché questo ricade sulle restanti opere previste nella soluzione “C” (Carbonara), al momento prive di copertura finanziaria. In particolare, restauri, scavi sull’area circostante, sistemazioni urbane e a verde degli spazi adiacenti, facciate degli edifici circostanti per il risanamento del tessuto urbano.

   Mi pare si possa concludere che Il 22 marzo a Teramo abbiamo un appuntamento importante per creare quel nuovo volto democratico della Città atteso da decenni, del quale, siamo lieti di rilevare, si intravedono le sembianze.

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Teatro romano. Un Dibattito Pubblico per la partecipazione dei cittadini

di Carlo Di Marco

teatro romano teramo

  

   Nei giorni scorsi è balzata all’attenzione dei cittadini teramani l’ennesima proposta definita subito (per fortuna) “irricevibile” da alcuni esponenti della maggioranza politica che governa la Città e dagli esponenti dell’Associazione Teramo Nostra. In realtà, sono state usate anche parole un po’ più esplicite, ma come non comprendere lo stato d’animo di chi ha sempre avvertito nei decenni di battaglie per il recupero funzionale del Teatro, il freno di quanti hanno privilegiato altri interessi anziché quelli della collettività e del bene comune? La proposta in argomento, infatti, prevede il recupero del Teatro senza abbattere i palazzi Adamoli e Salvoni che costituiscono da sempre, invece, come anche le pietre secolari oramai sanno bene, i principali ostacoli alla restituzione di questo tesoro alla cultura e alla collettività. Ma andiamo per ordine.

    Nei giorni successivi all’ “esternazione” dell’Ordine degli Ingegneri (così sembra dalle notizie giornalistiche) per tramite dell’Ing. Di Baldassarre, si è svolto un nuovo incontro fra Amministrazione comunale e la Sovrintendenza che nelle scorse settimane aveva osservato il progetto Bellomo. Durante questo ulteriore confronto si sarebbe raggiunto un accordo con l’Amministrazione comunale e, pertanto, i passi successivi ora dovrebbero essere i seguenti:

        a)-atto del Comune con cui si indicano al progettista le modifiche da apportare in consonanza con le osservazioni della Sovrintendenza ai fini della redazione del progetto definitivo;

       b)-consultazione popolare mirata al miglioramento delle soluzioni individuate attraverso un confronto con i cittadini e altri portatori di interesse;

        c)-esame delle risultanze della consultazione ed eventuale approvazione del progetto definitivo da parte del Consiglio comunale, che aprirebbe la strada, fra le altre cose, al procedimento di espropriazione dei due palazzi da demolire (o smontare…).

    Nel segnare questo quadro (nettamente diverso da quello che si mostrava solo un anno fa), ho l’impressione che nel rapporto fra cittadini e governo della Città, al momento, le cose stiano cambiando notevolmente. La considerazione negativa dell’Amministrazione comunale su questa ulteriore proposta “dilatoria” tesa a prendere tempo perché i finanziamenti si perdano, nonché la sua fermezza sul progetto Bellomo si sono avute, da un lato, per la buona volontà della maggioranza politica della Città, ma anche grazie al ruolo partecipativo e propositivo dei cittadini teramani. Questo ruolo, infatti, nulla togliendo alla volontà politica, è stato addirittura determinante. Vi è stata una raccolta di firme promossa da un Comitato per il referendum (che ho avuto l’onore di presiedere) che ha raccolto in poco tempo quasi 1200 firme in calce a un quesito che poneva un doppio obiettivo: a)-ripartire dall’unico progetto approvato in Consiglio comunale nel 2010 che prevede l’abbattimento dei palazzi Adamoli e Salvoni; b)-promuovere un Dibattito pubblico cittadino sulla soluzione progettuale da adottare per il recupero funzionale del Teatro. Ebbene, se oggi è quella la base di partenza della nuova progettazione Bellomo (certo da adeguare alle osservazioni della Sovrintendenza, ma anche da calibrare in riferimento alla copertura finanziaria), ciò è dovuto certo alla buona volontà di questa amministrazione comunale, ma anche alla determinazione e alla presenza dei cittadini attivi, delle loro associazioni e dei comitati di quartiere che hanno collaborato attivamente alla raccolta delle firme referendarie. A me pare che almeno su questa grande e storica querelle, nella nostra Città, politica e società civile si siano fortemente riavvicinate.

    Vi è ora la necessità che i tre passi successivi siano effettuati nel migliore dei modi. A Demos, ferma restando l’importanza e la concatenazione necessarie di tutti e tre, sta particolarmente a cuore quello relativo alla “consultazione popolare mirata al miglioramento delle soluzioni individuate attraverso un confronto con i cittadini e altri portatori di interesse”. Riteniamo, infatti, che in questa città ci siano tutte le condizioni per “fare scuola” di partecipazione popolare inaugurando la stagione delle buone pratiche con un grande evento partecipativo che abbia risonanza nazionale. Vi sono condizioni e premesse da vendere: un gran numero di comitati di quartiere e frazioni cittadini che fanno sentire la loro voce quotidianamente; una presenza forte di forme associative che presentano un notevole livello culturale; una Università attenta da molti anni ai fenomeni della partecipazione popolare, all’inclusione e alle pratiche deliberative che offre le necessarie competenze per la gestione di questi percorsi. Insomma, un tessuto sociale e un’autonoma e molteplice capacità che sulla democrazia e sulla partecipazione popolare possono portare Teramo a diventare punto di riferimento per l’intera Regione. E si può partire proprio dalla consultazione popolare sul Teatro romano!

   Consapevole di questo, l’Associazione DEMOS, immediatamente dopo la presentazione del progetto Bellomo, ha proposto un progetto per lo svolgimento di una consultazione popolare che potrebbe persino marginalizzare e rendere inutile la richiesta referendaria del Forum cittadino. Il progetto, dal titolo «Progetto del Teatro romano di Teramo, consultazione dei cittadini. Deliberative Polling» prevede, infatti, un massiccio percorso di coinvolgimento dei cittadini sul progetto Bellomo come base di partenza, anche a seguito delle osservazioni della Sovrintendenza; il coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni, dei comitati di quartiere e di frazione, del suo coordinamento, degli ordini degli architetti e degli ingegneri, di tutte le altre intelligenze del nostro meraviglioso Genius loci.

   Ove l’Amministrazione comunale accogliesse l’idea e la buona pratica di questo progetto, nella nostra Città potrebbe svolgersi la più importante consultazione popolare democratica e partecipativa che si sia mai avuta nella Regione Abruzzo. Sarebbe un precedente storico ineguagliabile e una grande dimostrazione che i cittadini possono avere sempre un ruolo partecipativo, propositivo e di controllo, mettendo così gradualmente da parte la cultura della delega, per recuperare quella costituzionalista della sovranità popolare.

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E’ STATO ELETTO IL COMITATO DI QUARTIERE “TERAMO EST”. NON E’ COSA DA POCO. CERCHIAMO DI CAPIRE PERCHE’

di Carlo Di Marco

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   Domenica 28 ottobre a Colleatterrato Basso di Teramo, con mezzi semplici ma scrupolosamente verificati e controllati da un Comitato di Garanti neutro che abbiamo avuto l’onore di presiedere, si è svolta l’elezione diretta del Comitato di un Quartiere molto ampio e problematico, denominato “Teramo Est”. Esso comprende diverse zone  come Colleatterrato alto e basso, Cartecchio, San Benedetto, Villa Pavone, Viale Europa e Casalena. Si sono recati a votare 234 cittadini del Quartiere che in percentuale sugli aventi diritto al voto rappresentano il 4,5%. Necessita, tuttavia, tener conto che 1/6 dei residenti nel Quartiere si è trasferito per via del terremoto, altrimenti il dato percentuale sarebbe allineato a quelli registrati nelle elezioni dirette dei Comitati di Quartiere e di Frazione come a Giulianova, Silvi e ultimamente a San Nicolò. Presidente è stata eletta una donna che ha riscosso quasi il 45% dei voti validamente espressi e un giovanissimo che è arrivato al 27%. Rispettivamente Anna Di Ottavio, e Michele Raiola che per via delle regole approvate in pubblica assemblea ricopre il ruolo di Vice-presidente. Gli altri componenti eletti sono Cordoni Giampiero (voti 26); Florà Ermando (voti 16); Ginaldi Matteo (voti 9); Scarpone Corrado (voti 7); Morelli Alessia (voti 5); Di Carlantonio Davide (voti 3); Ortenzi Attilio (voti 1). Una nota di interesse è che questo Comitato eletto è stato tenuto a battesimo, fra gli altri, in qualità di garanti esterni e supplenti, dai presidenti e ex presidenti dei Comitati di Quartiere eletti a suffragio universale presenti nella nostra Provincia ormai da almeno 5 anni: Antonio e Isa Fusaro (Annunziata Giulianova); Grazia Corini e Sabrina Angelini (Lido Giulianova); Rosa Vernice (Silvi sud); Nicola Aloisi e Barbara Castiglione (San Nicolo’). Altra considerazione, non certo meno importante delle precedenti, è che i due ultimi comitati eletti a suffragio universale nella città di Teramo sono, in ordine cronologico, San Nicolò e Teramo est. Due Quartieri che coprono una popolazione di oltre 20 mila abitanti. Circa la metà della popolazione cittadina.

   Nel giro di pochi mesi e dopo un lavoro coinvolgente di rispettivi comitati promotori ora sciolti, in questi due quartieri della Città sono stati eletti organi che incarnano il modello della democrazia partecipativa riassumibile in qualche fondamentale carattere:

  1. Elezione diretta da parte di un elettorato attivo che comprende anche i giovanissimi dai 16 anni in su;
  2. Ruolo esecutivo e di promozione degli organismi eletti;
  3. Ruolo deliberante e propositivo nelle mani delle rispettive assemblee pubbliche;
  4. Equidistanza (non ostilità, sia chiaro) dai partiti politici e dalle loro logiche auto-referenziali da parte degli organismi eletti.

   Vedremo gli sviluppi futuri, ma l’evento non è di poco conto. Si tratta del farsi strada di un modo nuovo di concepire l’idea della cittadinanza attiva in una parte molto considerevole della Città. Essa si realizza direttamente, attraverso il primato delle assemblee cittadine su promozione dei comitati, non più il contrario. Non più, in altri termini, attraverso la delega (vera o falsa) a favore di organismi “direttivi” di altrettante associazioni, bensì mediante un ruolo attivo e deliberativo dei cittadini stessi riuniti periodicamente in Assemblea e presenti in tavoli di lavoro tematici; auto-organizzati e indipendenti. A San Nicolò, ad esempio, si è istituzionalizzata per Statuto l’Assemblea pubblica del primo martedì di ogni mese. Uno Statuto proposto, distribuito e pubblicizzato dal Comitato eletto, ma discusso e approvato in una delle Assemblee del martedì.

   Troppa democrazia, si è detto. No è la democrazia possibile. Quella scritta nella Costituzione, ignorata e dimenticata. Quella del pluralismo costituzionale del XX secolo che sembra superato dalla società dell’ignoranza e dell’apparenza a favore dell’autoritarismo palese o nascosto. A noi sembra possibile, invece, che la democrazia non sia mai troppa. E’ o non è. E possa raggiungersi proprio con i piccoli grandi passi che i cittadini compiono dalla base, organizzandosi spontaneamente per gli interessi collettivi, per la cura e la rigenerazione dei beni comuni nei piccoli ambienti dei quartieri urbani ed extraurbani. Non più attraverso le logiche delle raccomandazioni, delle “conoscenze” dei potenti e dei personalismi dell’ego di chi potente vorrebbe diventare.

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TERAMO - UN DIBATTITO PER IL RINNOVAMENTO DELLA POLITICA

di Carlo Di Marco

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   In questo autunno si susseguono eventi molto significativi che riguardano il complesso movimento popolare della democrazia partecipativa ormai arrivato a pieno titolo, da tempo, nella conoscenza dei cittadini e nel mondo dell’informazione. Dalla richiesta di Referendum comunale per il Teatro romano a Teramo, passando per la nascita del Comitato di Frazione a San Nicolò, per il completamento del Comitato di Quartiere del Lido a Giulianova e per l’elezione del Comitato di Quartiere di Teramo est che si terrà a Colleatterrato il 28 ottobre p.v., i cittadini mostrano una grande voglia di partecipare, di essere presenti e attivi, di essere sentiti, di contare nelle decisioni che assumono gli organi rappresentativi del potere locale.

   Si tratta di una realtà che Demos segue da anni. Questa, sia ben chiaro, pur muovendosi lontano dalle logiche dei partiti politici tradizionali non si rivolge contro di essi, e tanto meno contro l’istituto costituzionale della rappresentanza. Non vogliamo ripetere cose già dette e ridette in mille occasioni, ma ci auguriamo che finalmente il mondo dei partiti politici (senza i quali non c’è rappresentanza politica nelle istituzioni) guardi a questo movimento con maggiore interesse.

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   L’attuale Amministrazione comunale di Teramo ha gettato le basi programmatiche di un percorso partecipativo che, se portato coerentemente avanti, condurrà certamente al cambiamento della politica e alla realizzazione dell’utopia democratica nel nostro territorio. Questa prospettiva ci ha suggerito di promuovere un dibattito fra cittadini, associazioni, comitati di Quartiere e di Frazione, partiti e altri portatori di interesse (insieme all’Amministrazione comunale), su una proposta di base da noi elaborata, relativa al primo passo istituzionale che questa Amministrazione comunale dovrebbe compiere al più presto: la trasformazione dello Statuto comunale in uno strumento della partecipazione e della democrazia diretta. Certo è una proposta che mette a frutto esperienze e studi che ci distinguono nel territorio, ma è pur sempre una base di discussione per cominciare a parlare di strumenti normativi per il rinnovamento della politica in senso democratico e partecipativo.

   Abbiamo fissato un appuntamento per martedì 16 alle ore 18,00 per aprire un dibattito su come deve cambiare lo Statuto comunale, per garantire ai cittadini la partecipazione, la cittadinanza attiva e l’esercizio diretto della sovranità. Abbiamo scelto San Nicolò per un appuntamento strategico di livello comunale poiché in questa Frazione si è aperta recentemente una nuova pagina della partecipazione popolare con un modello emblematico di organizzazione di base che proponiamo alla Città.

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TERAMO – LA PARTECIPAZIONE POPOLARE NEL NUOVO STATUTO COMUNALE

Evoluzione o involuzione?

di Carlo Di Marco

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    lo scorso 10 ottobre la Prima Commissione Affari Generali del Comune di Teramo ha approvato e depositato in bozze per il Consiglio comunale il Regolamento per il suo funzionamento e il nuovo Statuto (prot. nn. 2018 e 56101). Si tratta di uno dei primi adempimenti di questo organo così importante del quale, per celerità, bisogna dare atto.

   Non è compito nostro, né nostra intenzione intervenire sul funzionamento degli organi istituzionali del Comune. Nemmeno sui contenuti del Regolamento per il funzionamento del Consiglio, ma sullo Statuto comunale, limitatamente agli istituti di partecipazione e di democrazia diretta, qualcosa vorremmo dire.

  Dopo la chiusura delle elezioni comunali ci siamo messi subito a lavorare per mettere a frutto conoscenze e esperienze accumulate in quasi un decennio di attività scientifica e applicativa per elaborare una proposta di modifiche allo Statuto comunale, limitata agli strumenti della partecipazione popolare e di democrazia diretta. Lo abbiamo fatto, e prima di ogni altra cosa abbiamo trasmesso in via informale alla Giunta (Sindaco e Assessore) il frutto del nostro lavoro: un quadro organico di proposte sul quale abbiamo aperto un dibattito pubblico che si terrà martedì 16 alle ore 18,00 a San Nicolo’ (Frazione emblematica) in piazza Progresso presso la sala Confcommercio. L’Associazione Demos che abbiamo l’onore di presiedere, come tutti sanno è un’Associazione culturale. Svolge studi e promuove iniziative gratuitamente sulla materia in questione, e proprio per questo, con lo spirito costruttivo che ci distingue, dobbiamo rilevare nella proposta statutaria depositata dalla Commissione, non solo punti di assoluta staticità rispetto al vigente Statuto, ma anche veri e propri passi indietro.

   È un punto di assoluta staticità, ad esempio, prevedere il solo istituto del Referendum consultivo già previsto dal vigente regolamento comunale sul referendum. Noi invece abbiamo proposto l’istituzione di tre tipi di referendum (consultivo, propositivo e abrogativo come nello Statuto del Comune di Giulianova).

   Costituisce un autentico regresso prevedere 5000 firme per la richiesta del referendum consultivo che può essere solo di iniziativa popolare. Ora, invece, nell’ordinamento vigente se ne prevedono poco più di 4000 (il 9% dell’elettorato attivo). Noi proponiamo, con varie articolazioni di contorno, il 2% per il referendum propositivo e il 6% per quello abrogativo.

   È un regresso incredibile prevedere che le firme possono essere raccolte solo dopo il giudizio di ammissibilità di una triade di “esperti” di nomina consiliare non meglio identificati. Sarebbe come dire: “le firme le raccogli se ti autorizzo”. Ora, invece (come abbiamo fatto recentemente), la richiesta referendaria da sottoporre alla Commissione statuto (a proposito, non è stata nominata nei 90 giorni successivi all’insediamento del Consiglio…) è depositata con le firme già raccolte.

   È un regresso preoccupante abolire la previsione del Consiglio comunale dei ragazzi. Un istituto mai realizzato, è vero, ma se previsto nello Statuto avrebbe speranza, se lo si espunge dalla normativa fondamentale, lo si abolisce. Noi proponiamo, invece, la sua realizzazione senza se e senza ma, allo scopo di iniziare l’educazione dei giovanissimi alla vita civile, far sperimentare la democrazia e la partecipazione con metodi e tecniche ludico/ricreative per volgere la loro attenzione ai bisogni della collettività.

   Mancano, per questo costituiscono momenti di assoluta staticità, l’obbligo per il Comune di esercitare le pratiche dell’urbanistica partecipata, del bilancio partecipativo e della Giunta itinerante. Mancano, altresì, orientamenti e indicazioni sulla natura dei Comitati di quartiere cittadini che noi proponiamo come organi eletti a suffragio universale, aventi nell’Assemblea di quartiere il principale strumento deliberativo e decisionale.

  Infine, manca la previsione di un regolamento organico sulla democrazia partecipativa come normativa secondaria di dettaglio per l’attuazione degli istituti che in linea di principio devono essere posti dalla normativa statutaria. Non è possibile (lo diciamo da giuristi disponibili al confronto) sopperire alla carenza di istituti di partecipazione nello Statuto o addirittura ai punti regressivi segnalati, con il regolamento. Il combinato disposto fra gli articolo 6 e 7 del D.lgs. 267/2000 è chiarissimo: gli istituti di partecipazione devono essere previsti nello Statuto e disciplinati in dettaglio dal regolamento. 

   Abbiamo la sensazione che questa bozza di Statuto, sulla questione Democrazia partecipativa, sia più il frutto di un distratto “copia-incolla” che di una riflessione autentica e cosciente di chi la propone. Anzi vogliamo crederlo. Perché le persone che oggi governano questa Città le conosciamo troppo bene per ritenerle capaci di scelte aberranti. Noi ne discuteremo martedì prossimo 16 ottobre. Abbiamo invitato tutti, anche la Giunta, il Sindaco e tutti i consiglieri comunali e da lì lanceremo un appello perché lo Statuto di questa Città guardi finalmente al futuro e alla democrazia.

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NASCE IL COMITATO DI FRAZIONE DI

SAN NICOLO’ ELETTO DAI CITTADINI

QUESTAFoto da cdimarco

 

di Carlo Di Marco

  Nella giornata di domenica 16 settembre 2018, dopo mesi di lavoro di base svolto dal Nucleo promotore, articolatosi in assemblee pubbliche settimanali in piazza Progresso, contatti, riunioni, corsi di formazione, confronti con gli scettici, polemiche e qualche scontro dovuti alla saccenteria di qualcuno, quasi il 13% degli elettori della Frazione ha eletto il proprio Comitato. La percentuale è superiore a quella media registrata negli altri comuni in cui questo modello è stato adottato dai cittadini, ma è anche oggetto di invidia di vari partiti che queste percentuali se le sognano la notte. Anzi, aggiungiamo, secondo i nostri studi del fenomeno associativo democratico-partecipativo, il 60% di chi vota per i comitati di quartiere secondo questo modello è formato da elettori che non votano più per questi partiti.

  È lontana mille miglia da noi l’idea che, per questo, si può fare a meno dei partiti politici. Chi ci conosce sa che per noi queste esperienze dovrebbero servire anche ad essi per trovare la strada del rinnovamento e del potenziamento della loro democrazia interna, e rinascere come intellettuale collettivo (Gramsci docet). Non v’è democrazia rappresentativa senza di essi. E non siamo fra quelli che propugnano incoltamente, al suo posto, la c.d. democrazia “diretta” senza sapere, spesso, di cosa si stia parlando (Rousseau non bisogna solo citarlo, bisognerebbe anche leggerlo…). A San Nicolo’, piuttosto, il 16 settembre si è scritta una bellissima pagina di partecipazione popolare con la costituzione di un organismo nato dalla base, lontano dalle logiche autoreferenziali degli attuali partiti politici; esso si insedia non come un nuovo partito di opposizione, né di maggioranza rispetto al Comune, ma come soggetto politico di base con l’unico scopo di promuovere la partecipazione effettiva dei cittadini alle attività amministrative e politiche che interesseranno quella collettività locale. L’effettiva partecipazione di tutti «all’organizzazione politica, economica e sociale del paese», infatti, come l’art. 3 2° comma della Costituzione ha programmato da tempo (lo dico per i propugnatori della sovranità delegata a questi partiti ritenuti depositari esclusivi della politica), è uno dei due modi fondamentali di esercizio della sovranità che, mai si dimentichi, appartiene al popolo.

 L’esperienza di San Nicolo’ rappresenta la vittoria di un modello convintamente costituzionalista. Che viene dai cittadini e resta nelle loro mani attraverso la prevalenza della loro soggettività. Questa si esalta nel primato delle assemblee cittadine che decidono, e nel ruolo propugnatore e propositivo del Comitato eletto. Un modello che in provincia di Teramo non è certo il solo (a Silvi e a Giulianova lo si sperimenta, fra alti e bassi, da diversi anni), ma che può essere di impulso a realtà nuove da creare e ad altre che si stanno già delineando (Teramo est). La democrazia non è un’illusione, ma da utopia può diventare realtà se solo il rinnovamento radicale della politica – presente nel costituzionalismo pluralista del XX secolo nato dalla Resistenza – entrasse nella cultura dei più come reale obiettivo del cambiamento.Nella giornata di domenica 16 settembre 2018, dopo mesi di lavoro di base svolto dal Nucleo promotore, articolatosi in assemblee pubbliche settimanali in piazza Progresso, contatti, riunioni, corsi di formazione, confronti con gli scettici, polemiche e qualche scontro dovuti alla saccenteria di qualcuno, quasi il 13% degli elettori della Frazione ha eletto il proprio Comitato. La percentuale è superiore a quella media registrata negli altri comuni in cui questo modello è stato adottato dai cittadini, ma è anche oggetto di invidia di vari partiti che queste percentuali se le sognano la notte. Anzi, aggiungiamo, secondo i nostri studi del fenomeno associativo democratico-partecipativo, il 60% di chi vota per i comitati di quartiere secondo questo modello è formato da elettori che non votano più per questi partiti.

  È lontana mille miglia da noi l’idea che, per questo, si può fare a meno dei partiti politici. Chi ci conosce sa che per noi queste esperienze dovrebbero servire anche ad essi per trovare la strada del rinnovamento e del potenziamento della loro democrazia interna, e rinascere come intellettuale collettivo (Gramsci docet). Non v’è democrazia rappresentativa senza di essi. E non siamo fra quelli che propugnano incoltamente, al suo posto, la c.d. democrazia “diretta” senza sapere, spesso, di cosa si stia parlando (Rousseau non bisogna solo citarlo, bisognerebbe anche leggerlo…). A San Nicolo’, piuttosto, il 16 settembre si è scritta una bellissima pagina di partecipazione popolare con la costituzione di un organismo nato dalla base, lontano dalle logiche autoreferenziali degli attuali partiti politici; esso si insedia non come un nuovo partito di opposizione, né di maggioranza rispetto al Comune, ma come soggetto politico di base con l’unico scopo di promuovere la partecipazione effettiva dei cittadini alle attività amministrative e politiche che interesseranno quella collettività locale. L’effettiva partecipazione di tutti «all’organizzazione politica, economica e sociale del paese», infatti, come l’art. 3 2° comma della Costituzione ha programmato da tempo (lo dico per i propugnatori della sovranità delegata a questi partiti ritenuti depositari esclusivi della politica), è uno dei due modi fondamentali di esercizio della sovranità che, mai si dimentichi, appartiene al popolo.

L’esperienza di San Nicolo’ è la vittoria di un modello convintamente costituzionalista. Che viene dai cittadini e resta nelle loro mani attraverso la prevalenza della loro soggettività. Questa si esalta nel primato delle assemblee cittadine che decidono, e nel ruolo propugnatore e propositivo del Comitato eletto. Un modello che in provincia di Teramo non è certo il solo (a Silvi e a Giulianova lo si sperimenta, fra alti e bassi, da diversi anni), ma che può essere di impulso a realtà nuove da creare e ad altre che si stanno già delineando (Teramo est). La democrazia non è un’illusione, ma da utopia può diventare realtà se solo il rinnovamento radicale della politica – presente nel costituzionalismo pluralista del XX secolo nato dalla Resistenza – entrasse nella cultura dei più come reale obiettivo del cambiamento.Nella giornata di domenica 16 settembre 2018, dopo mesi di lavoro di base svolto dal Nucleo promotore, articolatosi in assemblee pubbliche settimanali in piazza Progresso, contatti, riunioni, corsi di formazione, confronti con gli scettici, polemiche e qualche scontro dovuti alla saccenteria di qualcuno, quasi il 13% degli elettori della Frazione ha eletto il proprio Comitato. La percentuale è superiore a quella media registrata negli altri comuni in cui questo modello è stato adottato dai cittadini, ma è anche oggetto di invidia di vari partiti che queste percentuali se le sognano la notte. Anzi, aggiungiamo, secondo i nostri studi del fenomeno associativo democratico-partecipativo, il 60% di chi vota per i comitati di quartiere secondo questo modello è formato da elettori che non votano più per questi partiti.

È lontana mille miglia da noi l’idea che, per questo, si può fare a meno dei partiti politici. Chi ci conosce sa che per noi queste esperienze dovrebbero servire anche ad essi per trovare la strada del rinnovamento e del potenziamento della loro democrazia interna, e rinascere come intellettuale collettivo (Gramsci docet). Non v’è democrazia rappresentativa senza di essi. E non siamo fra quelli che propugnano incoltamente, al suo posto, la c.d. democrazia “diretta” senza sapere, spesso, di cosa si stia parlando (Rousseau non bisogna solo citarlo, bisognerebbe anche leggerlo…). A San Nicolo’, piuttosto, il 16 settembre si è scritta una bellissima pagina di partecipazione popolare con la costituzione di un organismo nato dalla base, lontano dalle logiche autoreferenziali degli attuali partiti politici; esso si insedia non come un nuovo partito di opposizione, né di maggioranza rispetto al Comune, ma come soggetto politico di base con l’unico scopo di promuovere la partecipazione effettiva dei cittadini alle attività amministrative e politiche che interesseranno quella collettività locale. L’effettiva partecipazione di tutti «all’organizzazione politica, economica e sociale del paese», infatti, come l’art. 3 2° comma della Costituzione ha programmato da tempo (lo dico per i propugnatori della sovranità delegata a questi partiti ritenuti depositari esclusivi della politica), è uno dei due modi fondamentali di esercizio della sovranità che, mai si dimentichi, appartiene al popolo.

L’esperienza di San Nicolo’ è la vittoria di un modello convintamente costituzionalista. Che viene dai cittadini e resta nelle loro mani attraverso la prevalenza della loro soggettività. Questa si esalta nel primato delle assemblee cittadine che decidono, e nel ruolo propugnatore e propositivo del Comitato eletto. Un modello che in provincia di Teramo non è certo il solo (a Silvi e a Giulianova lo si sperimenta, fra alti e bassi, da diversi anni), ma che può essere di impulso a realtà nuove da creare e ad altre che si stanno già delineando (Teramo est). La democrazia non è un’illusione, ma da utopia può diventare realtà se solo il rinnovamento radicale della politica – presente nel costituzionalismo pluralista del XX secolo nato dalla Resistenza – entrasse nella cultura dei più come reale obiettivo del cambiamento.

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